martedì 28 ottobre 2008

Potter dei Soffiatromba




So già che non è adatta, la mia bottiglia di vino rosso, a dire tutto quello che vorrei dire, a portare tutto quello che vorrei portare, ma la richiesta era "non portare nulla".... beh, una bottiglia, mi perdoneranno.
Mia figlia Giulia non è potuta venire con me, anche se le sarebbe piaciuto. Un altro impegno, anche questo importante, e io sono da solo in macchina, adesso, nell'ultima sera con l'ora legale, in questa luce che si dirada in ombra, in buio, in notte, mentre affronto la salita della Consuma, verso il bosco di Vallombrosa, bosco di mistero e di meraviglie, che come uno scrigno si apre, piano, nel percorso della strada bianca, ultima deviazione prima del passo, sinuosa galleria di alti alberi, di foglie dorate, di vita che si prepara all'attesa dell'inverno senza fermarsi, senza finire, nel cambio continuo delle stagioni e dei doni, nel cadere delle foglie e nel crescere di nuova vita, nel saper aspettare e nel voler vivere. Come nelle migliori fiabe, una luce nella notte mi appare, sempre piu' vicina, quando mi stavo chiedendo se per caso non avessi sbagliato strada, e mi dà il benvenuto, sono arrivato a casa dei miei amici, i "Potter" i vasai, i ceramisti abilissimi, Sandra e Stefano, e i loro due bellissimi figli, Lapo ed Emma, belli e chiari come un mattino di sole.
Non so ancora chi ci sarà dei Soffiatromba di Firenze e Prato - la "famiglia" di appassionati tolkieniani ormai purtroppo in disarmo, non so chi avrà risposto, chi sentirà la nostalgia. Rex, un pilastro della famiglia, è a Malaga a fingere di studiare, altri via via ci hanno abbandonati, noi, allegra banda, sempre amici, noi....
Parcheggio accanto alla macchina dei Potter, e attraverso l'aia fino alla porta di casa, picchio, e subito la porta si apre, e mi trovo nell'abbraccio di Stefano e di Lapo, e ecco anche Emma, bellissima. La Sandra la trovo in casa, invece, intenta a infornare focaccine e pizzette, e il suo è un abbraccio un po' infarinato, ma l'affetto è sempre quello. Tardi ci siamo conosciuti, coi Potter, e forse troppo presto è finita la nostra stagione, o forse no, giusto in tempo per sentire la loro mancanza, quando non siamo insieme. In fondo sentiamo la loro casa nel bosco di Vallombrosa un po' come la nostra casa, un po' come se fossero loro i nostri genitori (ebbene, anche per me, perche' no, che sono piu' vecchio di loro) , loro, che non ci hanno mai fatto mancare il loro affetto e la loro attenzione.


Dopo di me arrivano anche Fritz e la Isi, e poi Ered con una amica. Nella casa dei Potter c'e' sempre posto per tutti gli amici.
Come si fa a raccontare l'allegria, gli scherzi, i ricordi, i racconti dei viaggi di Ered, le delizie della cucina della Sandra, la tranquilla ospitalità di Stefano, la dolcezza dei ragazzi?


Come non scoprire in un abbraccio con Fritz quanto ci siamo mancati, e quanto ci vogliamo bene? E nel nuovo look della Isi, quanto siamo cambiati, nel frattempo?
La casa è come i nostri ospiti, calda e affettuosa, della pazienza di chi raccoglie, osserva, ricorda, è il miglior posto dove trovarci, il peggiore per salutarci.
Alla fine non riesco a salutare nessuno come vorrei, come sarebbe da fare, con un abbraccio forte che riesca a durare per tutto il tempo della separazione, che mantenga vivo il ricordo, che attizzi il desiderio di un nuovo incontro. La notte ci inghiottisce di nuovo, nelle strade del bosco di Vallombrosa, e sono le tre del mattino, e non è freddo.
Ho promesso che avrei ricordato. Ecco, amici, quello che volevo scrivere non l'ho scritto, perchè non lo so fare. Lascio qui il ricordo di una lunga, tiepida notte, nel bosco di Vallombrosa, chiedendo a voi di riempire i vuoti tra le mie parole scarse, povere, inadatte.
A voi Potter, casa e famiglia della famiglia dei Soffiatromba.

lunedì 20 ottobre 2008

1991



Mi hai detto che verrai. E adesso aspetto quel momento, e sembra quasi che attenderti riempia del tutto il mio tempo, occupi del tutto i miei pensieri.
Verrai. Ho fiducia in te. E comincio a pensare a dove ci incontreremo, e se ti riconoscerò, e come sarà la tua voce, e come sarai vestito.
Manca ancora un mese al tuo arrivo, ma intanto ho saputo a quale stazione arriverai. Vado a vedere, vado a pensare come sarà. Salgo le scale, e penso che le scenderò con te tra un mese, penso che staremo già chiacchierando come vecchi amici, magari di questi giorni di confusione, di attesa, di timore. Vado a guardare i binari. Arriverà qui il tuo treno, alle sedici di una domenica tra quattro settimane. Arriverà. Sentirò l’annuncio dall’altoparlante, e aguzzerò gli occhi giù lontano sui binari, dove tutto si confonde in una leggera nebbiolina, tra i segnali rossi e le linee elettriche, tra vagoni in sosta su binari morti e motrici di servizio nello scalo merci, a spingere stancamente brevi convogli.
Adesso provo a spingere ancora più in là il mio sguardo. Oltre il visibile, verso il luogo dal quale tu arrivi. Mi viene voglia di mettermi a seguire a ritroso il tuo percorso, sapessi che è possibile, lo farei. Ma no, devo aver pazienza. Mi perderei, ti perderei. Per me questo binario si perde nel nulla, troppe fermate, troppi paesi sulla tua strada, e poi, come trovarti? So che tu mi conosci, mi hai telefonato all’improvviso, pensavo a uno scherzo, a un sondaggio, a qualche trovata cretina di qualche amico. Ma eri tu. Non sapevo di essere sulla tua rubrica, non sapevo nemmeno che tu avessi una rubrica.
Cerco di ricordare la tua voce, ma non ci riesco, ma tu guarda un po’ se uno deve pensare anche a ricordarsi una voce...
I miei amici sanno del nostro incontro, mi dicono anche loro “Abbi pazienza” , ma intanto il mese è passato, e al sabato notte non riesco a dormire.
Domani. Domani. Basta far passare questa notte e sarà domani, il giorno che verrai.
Ci troviamo la mattina, nel giardino davanti la stazione. Ridiamo, scherziamo, ma la mia testa è sui binari, i miei occhi sono sui binari, il mio cuore è sui binari, e devo ancora aspettare.
Pranziamo allegri, anche io cerco di scherzare, ma sento che è solo la mia voce che scherza, io non ce la faccio, non ho testa, non posso. Non riesco ad andare oltre un commento sul vino che bevo, sulle patate arrosto, che sono un po’ malconce. Quello che conta è che tu verrai, tra poco, tra poco.
Sento che in stazione continuano ad annunciare treni in arrivo e treni in partenza, dieci minuti, poi chiameranno il mio treno, il tuo treno, il nostro treno.
Salgo ai binari, gli amici non mi accompagnano. E’ un momento per me, solo per me, saranno ad aspettarmi, ad aspettarci, ad abbracciarci dopo, quando sarai venuto.
Ecco, lo annunciano, stai arrivando. Mi sporgo per vedere il tuo treno spuntare, per veder fare quella leggera curva che lo indirizzerà da me, qui davanti. Presto! Presto! Ecco che arriva! Ecco che viene! Stridono i freni, dove sei, dove sei!!!! Il treno è fermo davanti a me, i passeggeri scendono, ma tu, tu, dove sei? Non ti conosco, non ti ho mai visto, eppure sono qui ad aspettarti, e cerco di vedere tra la gente che scende, tra la gente che passa, tra la gente che esce, ma non ti vedo, non c’e’ quasi più nessuno, non é possibile, hai promesso, hai promesso.
Improvvisa una voce, dietro di me, il mio nome detto con calma, mi volto, sei tu, sei tu? Certo, chi potrebbe essere! Ti abbraccio, mi abbracci, affondo il viso nella tua spalla, mi stringo a te. Sei arrivato, tu mantieni le promesse.
Gli amici, fuori, stanno già facendo festa per noi. Cantiamo, danziamo, ridiamo. Ci guardiamo negli occhi. Che importa se viene la notte? Con te notte e giorno sono la stessa cosa.

venerdì 3 ottobre 2008

Just as I am



Non so perchè ho sentito improvviso la necessità di scrivere questo post. Non so nemmeno se ci riuscirò, ma vorrei provare a fare pace con me stesso, se possibile, ad accettarmi, a prendermi così come sono.
Il fatto è che mi sento come se fossi troppo mescolato, troppo complesso, troppo diverso da me stesso. Troppo lontani i miei poli, e anche l'equatore non è messo meglio. Forse non esiste nemmeno.

Scopro dentro di me una sensibilità... come dire, ambivalente. A volte sono troppo freddo, altre troppo delicato, dolce, fragile. Talvolta, e sono casi un po' speciali, riesco a mettere a frutto queste mie due qualità, o modi di essere, compongo in modo unitario quello che avverto spesso come diviso, lacerato. Da una parte una sensibilità molto forte, che non poche volte mi crea imbarazzo, dall'altra una freddezza e una lucidità che non so capire come possano camminare insieme.

Lo scorso dicembre, il giorno 30, è morta la mia mamma, dopo due anni di sofferenze terribili. Io e mio fratello, e la badante, che è stata per noi davvero dono di Dio per la nostra famiglia e per la mia mamma, l'abbiamo assistita come meglio abbiamo potuto, sapendo sempre che in fondo a questa storia ci sarebbe stata la morte, che siamo arrivati a desiderare arrivasse presto, perchè lo strazio di quella sofferenza non era sopportabile. La mamma è morta la mattina dopo che io l'avevo vegliata in ospedale, e io ero a casa, in quel momento, a letto a riposare. Mi ha telefonato mio fratello, due volte in breve tempo, sempre uguale, anche quando è morto mio padre, mio fratello mi ha chiamato, se la vuoi vedere ancora viva vieni subito, ma dopo due minuti la seconda telefonata: fa' pure con calma, non scappa più niente, ormai.

Siamo andati tutti all'ospedale. io, mia moglie, le mie figlie; c'erano gia' anche mia nipote e la mia cognata. Deqaa, la badante piangeva disperata.
Io ho pensato che doveva succedere, che lo sapevamo, che nessuno aveva soluzioni per questa storia. Pochi giorni prima un'anziana signora era stata uccisa dal marito, che si era reso conto di non poter piu' fare niente per lei, con tre colpi di pistola proprio nel letto davanti a quello di mia madre, che era ancora abbastanza lucida da vedere e capire, e da ricordare. Ci sono voluti due giorni per pulire il muro dal sangue e la mamma ha detto che le era rimasta la foto di questa "pittura" fissa nel cervello, e la sognava la notte e ogni volta che si appisolava. Non credo che avrebbe desiderato di finire così anche lei, con un colpo di pistola, ma non ce la faceva più, non ce la faceva più.....

Mia moglie è stata preziosa. La data del 30 dicembre non era la migliore per morire, per trovare un medico legale, per mettere insieme i pezzi di una vita finita, per dare modo ai molti che avevano voluto bene alla mamma di poterla salutare per l'ultima volta, ma lei ce l'ha fatta.
Abbiamo celebrato il funerale il 31 pomeriggio, io ho cantato e suonato per lei, con l'aiuto di alcuni amici, in particolare di Marco, quello che ogni tanto ricordo su questo blog. Ho voluto cantare per lei "swing low, sweet chariot" alla fine, per cercare di accompagnarla in qualche modo. Non ho pianto nemmeno una lacrima. Mi domando perchè, e non trovo risposte.
Perchè per il resto sono fragile, e mi commuovo con una facilità davvero inquietante quando avverto dentro le storie che leggo, o nei films che vedo, i sentimenti più profondi, e mi pare di viverli in prima persona, tanto che a volte devo spegnere la tv, o peggio, andare un po' nel corridoio del cinema, perchè non riesco a sostenere, sopportare, quello che vedo.

Eppure penso di essere un duro. Di riuscire a resistere a qualunque cosa. Di riuscire a metabolizzare, di lasciare dentro di me la disperazione e riprendere a lottare, anche quando non vedo vie d'uscita.

E forse è davvero così che appaio, incerto, ondivago. Forse anche inaffidabile. Talvolta impresentabile. Ma.... è così che sono. Just as I am

domenica 28 settembre 2008

Per chi non c'era


L'Eliduin , ditino infernale, è tornata a stuzzicare il Lucca Gospel Festival.
Allora mi permetto di proporre, per chi fosse interessato, un breve video - di qualità non bella, dato che era ormai notte - che forse riesce a far capire come eravamo, noi partecipanti al Festival.
Tuttora, mi perdonerete, non riesco a trovare parole adatte.

domenica 21 settembre 2008

Ripensandoci


Alcune sere fa sono andato, col mio fido amico Marco, ad una rassegna di cori a Pistoia. Esperienze molto diverse, cori più o meno esperti, ma in genere un programma della serata che pareva promettere bene. Uno dei quattro cori presenti aveva partecipato giovedì scorso ad una serata gospel nel duomo di Prato, serata alla quale ha partecipato anche il coro nel quale mi onoro di cantare.
Insomma, nulla di strano, senonche' era davvero molto tempo che non assistevo ad un concerto. Quando canti nel coro, canti, e il concerto lo sentono gli altri, e magari rischi di dimenticarti......
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Capitò che un amico mi invitasse ad un concerto gospel in una chiesa cittadina. Si trattava di un coro che da tanto desideravo sentire ma non ero mai riuscito, quando perchè la notizia mi arrivava tardi quando per..... le solite coincidenze della vita. Stavolta, però, ce l'avrei fatta, sarei andato al concerto, curioso come ragazzino.
Arrivo presto, come al solito, e sto a passeggiare davanti alla chiesa, aspettando il fido Marco, ma incontro anche altri amici e nell'attesa ci mettiamo a chiacchierare. A quanto pare io ero il solo a non aver mai sentito questo coro, mi sentivo proprio uno sprovveduto (e magari avevo ragione, eh!)
Insomma, con un po' di ritardo viene annunciato l'inizio del concerto entriamo e prendiamo posto, siamo circa a metà della chiesa, vediamo bene la zona del presbiterio, dove si presume il coro......
ARRIVANO! Sembrano scivolare sul pavimento con le loro lunghe tuniche bianche e azzurre, si dispongono su due file, ok, possiamo vederli proprio bene.
Un attimo di attesa, cominciano a cantare, ma il pezzo non mi entusiasma, comunque cantano bene, mi pare. Stiamo a sentire....
Viene annunciato il secondo pezzo..... cominciano a cantare e...... mi si pianta nel cuore. FREEDOM.
Mi ricordo, ero immobile, incapace di muovermi del tutto, ad ascoltare, a lasciarmi inondare da quello che sentivo. Marco era accanto a me ma non riuscivo nemmeno a fare uno dei soliti commenti.
E' stato bellissimo, tutto, anche i pezzi che non conoscevo, ero felicissimo e avrei passato la notte ad ascoltare.
Ad un certo punto mi sono accorto che anche i miei occhi avevano da dire la loro, e lacrime di commozione e di gioia son rotolate giu'. Le ho asciugate, un po' di nascosto, non sta bene piangere così, per un po' di musica......
Sei mesi dopo ho raccolto il coraggio a due mani e mi sono presentato al direttore del coro, chiedendo di poter cominciare a cantare con loro.... .....fatto il provino di rito, avuta la risposta tanto desiderata, pensando che gia' troppo presto sarebbe finita, era il 21 giugno e l'attività del coro si sarebbe presto interrotta per le vacanze estive, sono tornato a casa.
Quella notte non ho dormito.

Adesso ripenso a quei tempi, e vorrei davvero che qualcuno potesse provare la stessa mia felicità di quella prima sera. Ma ho l'impressione che spesso risulti piu' semplice mettersi l'impermeabile per evitare che gli eventi e gli incontri della nostra vita vengano troppo in contatto con i nostri strati piu' profondi.
Si, molti preferiscono lasciarsi sfiorare dalla vita, dargli un'occhiata annoiata, scantonare, ripararsi sempre e non accettare rischi e novità.
Per quanto mi riguarda cerco ancora di portare il cuore dove vado. Potrebbe essermi utile.


martedì 16 settembre 2008

Onda



Spinta dal vento si formò
Come una leggera increspatura,
come una ruga sulla fronte
s’incavò, e offrì il dorso
al vento più fresco, che la spinse
a correre sotto voli di albatros,
a cullare nel mare lontano
il sonno dei gabbiani.
Sotto leggere nubi
Diventò più forte,
e corse veloce.
Le dissi: “Fermati! C’è una scogliera
Che spezzerà la tua schiena,
lasciati andare!
Non romperti in schiuma
Stracciata dal vento! Morirai!”

Ruggendo vicino alle possenti rocce
Mi rispose: “Amico
Se mi fermassi, ora, morirei,
perché ogni onda ha la sua fine segnata:
forse da una scogliera,
o dal declivio dolce di una spiaggia,
forse strappando un granchio spaventato
alla sua casa di roccia,
forse solleticando i piedi di un bimbo,
facendogli scorrere la sabbia tra le dita….

Comunque dal mare sono nata
E al mare tornerò, nella risacca.

domenica 7 settembre 2008

Lean on me


Nell'ultimo scampolo di ferie sono andato, insieme al mio amico Marco, a fare un giro per le 5 terre... insomma un giorno è veramente poco, giusto per riempirsi gli occhi di colori e il cuore di emozioni, e poi a casa.
Ma è stato bello ugualmente. Bello vedere il mare che entra tra le case, bello vedere le case che scendono fin dentro al mare. Bello vedere il blu del cielo negli spazi tra i cornicioni, negli stretti vicoli. Un po' come fosse un canale nel posto sbagliato.
Bello quando il blu del cielo e quello del mare s'incontrano, si amalgamano, si fondono

....e poi le case, addossate le une alle altre.
Certo, le vecchie foto dell 5 Terre non son così allegre, le case sono proprio case di pescatori, dai muri scrostati, dalle povere porte, e uno si domanda come dev'essere la vita in inverno, quando il mare in tempesta ti entra quasi in casa, quando non puoi uscire a pesca, quando non puoi procurarti il necessario per vivere.
E' facile guardare questi posti adesso, in una bella giornata di sole, coi negozi aperti, con gli scaffali pieni, col telefono, internet, la televisione, e anche i cellulari.


....Ma le case, anche se ridipinte, rimangono ancora in riva al mare, e la tempesta non conosce i colori. Ma le case, anche se ridipinte, rimangono addossate le une alle altre, spalla a spalla, a offrire e a chiedere aiuto.

All'ingresso della valle Arnetola, nel cuore delle Alpi Apuane (dove abita il mio cuore), addossata ad un roccione isolato, c'e' una casetta di pietra, probabilmente costruita per gli operai delle cave, ora disabitata. La casa e la roccia sono lì da tanto, tantissimo tempo.
"Appoggiati a me - sembra di sentire ancora - appoggiati senza temere. Ti proteggerò dalle molte pietre che cadono dalle cave di marmo, ti nasconderò alla neve che potrebbe schiacciarti sotto il suo peso. Sarò per te ombra e custode, ma lascerò libere la tua porta e le tue finestre, che si possa andare e venire, e non avrai nulla da temere.
Iniziamo questo sodalizio, appoggiati a me, lo vedi, non sono una roccia particolarmente bella, ma ti posso sostenere, la montagna non mi ha voluta in se', ma con te trovo il mio scopo. Appoggiati a me.
........

Nel ricordo di coloro che ci vogliono bene, che ci sostengono senza chiederci nulla in cambio.
Nel ricordo del Signore Gesù, mia Roccia di difesa.
Nel desiderio di poter essere prossimo per le persone che incontro, di poter essere una spalla, una mano. Perchè anche io ho bisogno, perchè tutti noi abbiamo bisogno.


http://www.youtube.com/watch?v=JR0NZqu6igg